Etichetta alimentare come si fa e come deve letta: la guida di Casa Sapori.

Etichetta Alimentare: come si fa e come deve essere letta. Consigli pratici

L’etichetta alimentare parla molto del prodotto: descrive la storia delle materie prime, l’impatto sull’organismo e dà al consumatore una garanzia e trasparenza sull’operato del produttore. Dedicare qualche minuto per leggerla non è sicuramente tempo sprecato.

Scena tipica da supermercato: ci troviamo di fronte a uno scaffale che offre una vastissima gamma di – ad esempio – biscotti per la prima colazione. A meno che non vi sia una marca e una tipologia di biscotto preferito che compriamo abitualmente togliendoci dall’impiccio di dover scegliere, per orientarci nell’acquisto possiamo affidarci a diversi fattori: packaging, claim, costo, provenienza, ingredienti.

 

Etichettatura alimentare e packaging

Il packaging è senza dubbio il criterio più rapido attraverso il quale etichettiamo un prodotto come interessante o da non considerare; c’è un’attenta ricerca da parte delle aziende produttrici a invogliarci all’acquisto tramite i colori.

Una tinta come il rosso o il blu solitamente sta ad indicare i prodotti di una linea classica o di “ricetta originale” che infondono una simpatia nel consumatore in quanto gli sembra di acquistare lo stesso prodotto che tenevano in casa le madri o le nonne. Una fedeltà nei confronti della tradizione insomma.

Il verde invece indica qualcosa di naturale per non dire biologico: un termine che ormai spopola dalle rubriche di ricette in televisione a determinati prodotti reperibili nei supermercati. Ma cosa significa realmente? Una garanzia di certificazione, che attesta che quell’alimento viene prodotto ed elaborato nel rispetto di regole ben precise che hanno tra gli obiettivi quello di ridurre l’impatto ambientale, tutelare la biodiversità delle specie e limitare lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali per la produzione. 

Presso le aziende che sfoggiano questo certificato devono essere puntualmente aggiornati i seguenti registri aziendali: scheda acquisti, scheda operazioni coltura e scheda vendite. Tali registrazioni possono essere rese disponibili anche tramite registri e software aziendali.

Infine, il giallo può solitamente indicare un prodotto dietetico che significa che può essere introdotto nel regime alimentare di soggetti che soffrono di particolari patologie come ad esempio la celiachia, ovvero l’intolleranza al glutine che impedisce l’assunzione di cereali e prodotti contenenti le proteine del glutine.

Come riconoscere i packing facendo la spesa.

 

Etichettatura alimentare: la dichiarazione nutrizionale

Tra le scritte del prodotto però, oltre alla marca e al nome stesso del prodotto, spicca molto il “claim” o dichiarazione nutrizionale. Tutte le indicazioni che appaiono sulla confezione devono essere stampate in modo chiaro e leggibile in carattere pari o superiore a 1,2 mm.

Nelle confezioni più piccole il carattere deve essere pari o superiore a 0,9 mm, ad eccezione il caso del claim che vanta una dimensione di carattere superiore a quella prevista dalla normativa. Questo perché il claim è l’esca che può decidere le sorti dell’acquisto.

Quante volte abbiamo comprato un prodotto perché sulla confezione c’era scritto “ricco di fibre” oppure “con -40% di grassi” oppure “alta digeribilità”? Ecco il potere del claim. Per i produttori è bene tener presente che il Regolamento (CE) 1924/2006 armonizza i cosiddetti “claims” allo scopo di garantire ai consumatori l’accuratezza e la veridicità delle informazioni.

 

Etichettatura alimentare: l’origine del prodotto

Un altro dato che molti consumatori italiani hanno ammesso di ricercare è la provenienza del prodotto.

È un dato obbligatorio secondo il Regolamento (UE) 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori. Questo dato permette la tracciabilità del prodotto e ai consumatori piace perché è un indice di genuinità e di garanzia soprattutto nei confronti di produttori artigianali.

 

Etichettatura alimentare: la scadenza

Altrettanto ricercata è la data di scadenza del prodotto che definisce un limite di sicurezza sulle tempistiche di consumo dell’alimento. Occorre però fare un paio di chiarimenti su questa informazione: la data di scadenza propriamente detta si applica nel caso di prodotti molto deperibili; la data è preceduta dalla dicitura “Da consumare entro il” che rappresenta il limite oltre il quale il prodotto non deve essere consumato.

Ben diverso è il Termine minimo di conservazione (TMC): nel caso di alimenti che possono essere conservati più a lungo si troverà la dicitura “Da consumarsi preferibilmente entro il” che indica che il prodotto, oltre la data riportata, può aver modificato alcune caratteristiche organolettiche come il sapore e l’odore ma può essere consumato senza rischi per la salute.

Conoscere la differenza tra data di scadenza e TMC può essere utile per evitare che un prodotto venga gettato quando ancora commestibile, riducendo gli sprechi.

 

Etichettatura alimentare: ingredienti e valori nutrizionali

Ed ecco invece la parte di etichetta che riguarda gli aspetti nutrizionali, ovvero gli ingredienti e la tabella dei valori nutrizionali.

Sui primi c’è da ricordare che l’elenco in cui compaiono gli alimenti non è casuale ma seguono un ordine per quantità dal maggiormente presente a quello che invece sarà solo in piccola percentuale. Vengono indicati in grassetto o sottolineati gli allergeni cioè tutti quegli alimenti o gruppi di alimenti che nei soggetti allergici danno disturbi più o meno gravi a seconda dello stadio dell’allergia. Questo dato è obbligatorio non solo nei prodotti confezionati ma deve essere riportato anche nei menu dei ristoranti o esercizi commerciali che servono pasti.

L’aspetto delle etichette che molti consumatori ignorano è la tabella dei valori nutrizionali. Questa tabella è un alleato perfetto per chi vuole davvero sapere quali effetti avrà sul suo organismo quel prodotto, soprattutto se sta seguendo una dieta o vuole limitare certi nutrienti come ad esempio i grassi o gli zuccheri.

La prima voce che viene riportata si riferisce all’energia che danno 100g o 100ml di quel prodotto; questa dicitura è d’obbligo per poter confrontare con facilità alimenti e preparati diversi e rendersi conto di quello più o meno energetico. L’unità di misura maggiormente utilizzata in Italia è la chilocaloria (Kcal), in altri paesi viene usato invece il chilojoule (Kj) e nell’etichetta infatti li troviamo entrambi.

Sotto a questa voce troviamo i carboidrati totali rappresentati da amidi (es. farina) e zuccheri semplici e subito sotto vengono specificati dalla voce “di cui semplici” gli zuccheri (es. saccarosio, fruttosio). Questa differenziazione è necessaria per rendere consapevole il consumatore del quantitativo di zuccheri o carboidrati semplici presenti nel prodotto perchè i LARN (i livelli di assunzione di riferimento dei nutrienti) specificano che in una dieta corretta questi debbano essere limitati in quanto dannosi per la salute.

Per fare un esempio pratico: se su 100g di prodotto sono presenti 80g di carboidrati e di questi 20g sono zuccheri avrò 20% del mio prodotto composto da zuccheri. Stesso ragionamento vale per i grassi: la prima voce indica i grassi totali cioè i grassi saturi, solitamente di origine animale e i grassi insaturi, di origine invece vegetale. Dal momento che i grassi saturi sono dannosi per la salute in quanto incidono sul sistema cardiocircolatorio è bene che il loro quantitativo venga specificato a parte (come per gli zuccheri semplici) per avvertire il consumatore della loro presenza. Quindi viene il turno delle proteine e del contenuto di sale o di sodio.

La dichiarazione nutrizionale può essere integrata con l’indicazione su acidi grassi monoinsaturi, acidi grassi polinsaturi, polioli, amido, fibre. Spesso viene indicato anche il quantitativo di tutte questi dati per porzione che può essere inferiore o superiore ai 100g stabiliti per legge: in questo modo si agevola il consumatore a tener presente quante calorie e nutrienti assumerà effettivamente con una porzione media.

Può capitare di leggere anche la percentuale che questi valori assumono in un contesto di dieta da 2000Kcal: è un dato non obbligatorio ma molto comodo per quantificare in maniera intuitiva l’impatto di quella porzione nell’alimentazione giornaliera, tuttavia non è universale in quanto non a tutti viene definito un target di 2000Kcal giornaliere per coprire il fabbisogno energetico.

Da esperta del settore mi rendo conto che leggere tutte queste informazioni può essere difficile al primo tentativo e potrebbe richiedere qualche minuto in più alla durata della spesa, ma una volta acquisita dimestichezza l’operazione sarà più scorrevole.

Come leggere un'etichetta.

 

Etichettatura alimentare:  le indicazioni complementari e sulla salute

Altro da dichiarare? Sì, e riguarda le indicazioni complementari e sulla salute.

Le indicazioni complementari avvisano il consumatore riguardo alla presenza di alcune sostanze che possono essere mal tollerate da alcuni soggetti. Un esempio sono i prodotti con un quantitativo di caffeina superiore a 150 mg/l che non siano tè o caffè: oltre all’indicazione “tenore elevato di caffeina”, riporteranno la dicitura “Non raccomandato per bambini e donne in gravidanza o nel periodo di allattamento”. Lo stesso può accadere con i fitosteroli, che possono essere sconsigliati nelle donne in gravidanza e nei bambini sotto i 5 anni, e la liquirizia che può nuocere ai soggetti ipertesi.

Le indicazioni sulla salute sono consentite solo se sull’etichetta sono comprese le seguenti informazioni:

  • una dicitura relativa all’importanza di una dieta varia ed equilibrata e di uno stile di vita sano;
  • la quantità dell’alimento;
  • le modalità di consumo necessarie per ottenere l’effetto benefico indicato.

Vi sono diversi tipi di indicazioni sulla salute:

  • le dichiarazioni relative a sostanze nutritive o di altro genere che possono contribuire alla crescita, sviluppo e normali funzioni del nostro organismo, per esempio “Il calcio è necessario per il mantenimento di ossa normali”;
  • le affermazioni sulla diminuzione del rischio di contrarre una malattia, per esempio “è dimostrato che la sostanza x abbassa/riduce il colesterolo nel sangue”.

Le indicazioni sulla salute fornite sui prodotti alimentari devono essere preventivamente autorizzate e incluse in un elenco di indicazioni consentite.

 

Etichettatura alimentare:  la conservazione del prodotto

Ultimo ma non per importanza è la modalità di conservazione del prodotto. Questo dato oltre a fornire indicazioni pratiche al consumatore è una tutela sia per il consumatore stesso, sia per l’azienda produttrice.

Un prodotto mal conservato deperisce più velocemente e può diventare un serbatoio per muffe e batteri pericolosi per la salute. Inoltre le modalità di conservazione vengono indicate dopo studi di shelf-life, ovvero simulazioni di conservazione a diverse condizioni che determinano la data di scadenza e il packaging più adeguato.

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